12 aprile 2017

La notte che (non) cambia la storia del calcio


Fettine di Coppa: quarti di CL (andata)

Dopo la partita, i peana. Il Barça più indecoroso degli ultimi dieci anni viene duramente sconfitto all'inespugnabile Juventus Stadium, ed è già cambiata la storia del calcio. "Una notte che cambia la storia", si legge qua e là (per la precisione, qua), ma forse in realtà a cambiare la storia (se la storia è cambiata) ieri sera è stato l'agguato con ordigni al pullman del Borussia Dortmund, a Dortmund: un gesto senza precedenti, fortunatamente con conseguenze meno gravi di quelle (forse) progettate. Il 'forse' dipende dal fatto che a distanza di 12 ore dell'episodio non si sa ancora nulla, ma è lecito temere il peggio.

"Ney, lo so anch'io: non c'è bisogno di fare quella faccia"

Non saprei dire se Juventus-Barça è da considerare già ora una partita 'storica', una di quelle partite che cambiano il corso del football, destinata a fissarsi nella memoria collettiva: può essere che la disfatta catalana segni la fine di un ciclo (quello blaugrana, delle quattro coppe in dieci anni, ma è un ciclo pieno di protagonisti, e alcuni non sono certamente prossimi alla pensione), ma poi in fondo va ricordato che l'anno scorso nelle semifinali il Barcellona non c'era, e non c'era nemmeno tre anni fa, e che quattro anni fa in semifinale il Bayern lo schiantò con sette reti (a zero) complessive tra andata e ritorno. La Grande Narrazione è dunque abbastanza distorta da considerazioni anacronistiche sulla reale competitività del team guidato (guidato?) da Luis Henrique: chiunque sabato sera abbia preferito buttare l'occhio su quel che accadeva a Malaga dovrebbe - come minimo - registrare l'esito della prima semifinale sotto la voce dei risultati prevedibili, o addirittura probabili. E c'era, poi, il precedente del Parc des Princes, dove la superiorità dei padroni di casa risultò ancora più schiacciante.

Diciamo che la prospettiva è stata un po' falsata dalla remuntada barcellonista negli ottavi. Il club più titolato dell'era recente gode naturalmente di un rispetto (da parte di tutti) che prescinde dal suo 'momento'. La sola idea di avere ancora novanta minuti di pallone da rincorrere a Camp Nou, per chi ha conseguito un vantaggio sul proprio campo nell'ambito di una doppia sfida, non può che produrre preoccupazioni e pensieri. "Guardate che fine ha fatto il PSG", si dice, malcelando scaramanzia, superstizione, manavantismo, timore. Sì, è sempre meglio non fidarsi di quelli là. Del resto, avete visto anche ieri sera, bastava che Iniesta, bastava che Suarez eccetera eccetera.

"Visto che don Andrés va dalla parte sbagliata, perché non dovrei approfittarne?"

"Mi sento come un uomo solo in un'isola deserta, ma è una bella sensazione"


Ieri sera è finita tre a zero, e il risultato pare non solo rotondo, ma anche indiscutibile. Onesto. Il preciso riflesso della forza relativa, delle strategie di gioco, del 'momento' portati sull'erba dalle due squadre. E i primi minuti sono stati eloquenti: quelli del Barça, moderatamente pressati quando facevano partire l'azione dalla propria area, sbagliavano appoggi facili e movimenti in preda al terrore che produce il terrore di essere presi a pallonate, un panico di cadere nel panico, una crisi d'ansia generata dall'aver vissuto crisi d'ansia in situazioni analoghe e ancora vive nella memoria. Hanno incassato i due gol che dovevano incassare giocando a quel modo (caratterizzato da una fase difensiva surreale: ecco), e si sono rilassati. Si sono tolti il peso dallo stomaco, e sono entrati in partita. Quel che temevano avvenisse è regolarmente accaduto, poi è logico che dare fastidio a una Juventus avanti di due gol e che perciò si ritrae (contentissima di potersi ritrarre, non aspettava altro, ha potuto farlo dopo venti minuti, dunque prestissimo) sembra cosa complicata anche per i Messi e i Neymar e i Suarez. Certo, sarebbe piaciuto anche a loro (a uno qualsiasi dei tre) disporre dei cinque metri di libertà goduti da Dybala quando ha potuto stoccare, all'interno dell'area di rigore. A chi non piacerebbe? Senza complimenti, la difesa juventina ha concesso solo giocate impossibili, da cineteca, al migliore del Barcellona che, manco a dirlo, è stato Leo, costretto a vagare da un lato all'altro del campo palla al piede cercando una fessura nel muro bianconero, una fessura minima, un barlume di luce, uno spazio quasi impercettibile dal quale far passare un oggetto che ieri sembrava enorme, ma non era altro che un pallone del diametro standard di 21 o 22 centimetri. Ci è riuscito appunto un paio di volte, ma i suoi non erano illuminati né ispirati, e l'ultimo capolavoro, definitivo e memorabile, è stato di Mascherano, che si è immolato nella marcatura a uomo di Chiellini (il quale lo sovrasta di almeno quindici centimetri) sul corner del terzo gol.

"Mascherano, per prendere il pallone in un duello aereo contro di te non devo saltare,
sono costretto ad abbassarmi"

La Juventus. E' stata così diversa dal solito? Onestamente, non si può dire. Ha sudato di più per portare a casa le partite interne con le sue storiche rivali domestiche, anche quelle male in arnese. Chiaro, la posta in palio era diversa, la concentrazione non è mai calata; ma lo standard bianconero è questo. Squadra di spessore europeo, pragmatica e consapevole, matura tatticamente (in una squadra italiana, guidata da un tecnico italiano che bada al sodo, ciò pare del tutto normale), capace di sfruttare gli errori altrui e di commetterne pochissimi, anzi nessuno. Difficile immaginare che possa essere travolta a Camp Nou. Perderà, forse, ma si qualificherà per le semifinali. Incassando un paio di gol in meno di quelli che il Barça si troverà costretto a segnare per bissare il ribaltamento del PSG. Considero il mio pronostico facile, per questo lo azzardo.

Quanto alla 'storia', lasciamola stare. Almeno per ora: siamo solo ai quarti di finale: la strada per arrivare a Cardiff è ancora lunga e non priva di insidie (sembra una frase fatta, e naturalmente lo è).

Mans