4 marzo 2015

Brutta incornata

Oje vita mia

La sconfitta del Napoli in casa del Torino è arrivata proprio quando gli azzurri erano ad un passo dall'agguantare la Roma al secondo posto. Benítez, dopo il ritorno di Europa League contro il Trabzonspor (poco più di un allenamento, forti del 4 a 0 ottenuto all'andata) ha affrontato la partita schierando praticamente la formazione migliore, unica eccezione per il ruolo di esterno offensivo sinistro, affidato a De Guzman, lasciando in panchina Gabbiadini (Insigne infortunato e Mertens squalificato). Mariano Andujar è oramai il titolare tra i pali partenopei.

Nel primo tempo il Napoli non pressa alto, attende i granata nella propria metà campo; atteggiamento che pare incomprensibile e che non porta a nulla di fatto. La squadra allenata da Ventura viene da una striscia di oltre 10 risultati utili consecutivi ed è carica psicologicamente per aver espugnato, prima italiana in assoluto, il San Mamés di Bilbao in Europa League; compatta, densa e attenta, desta qualche preoccupazione col solito amato/odiato (dai tifosi partenopei) Quagliarella e, sulla fascia destra, con Peres ostico ospite di Strinić. Il primo tempo si chiude con poche emozioni e la sensazione di un Napoli incomprensibilmente attendista, quando in molti si auspicavano un assalto alla porta torinese.

Al rientro finalmente il Napoli si scuote e attacca con maggior convinzione pur senza trovare la via del goal né riuscendo a trovare in Hamšík il capitano di cui si ha bisogno in queste situazioni; lo slovacco viene sostituito per l'ennesima volta intorno al 60', costretto a cedere nuovamente la fascia di capitano; un gesto che, ripetuto così di frequente, inizia a destare più di un dubbio sulla effettiva leadership riconosciuta al giocatore da parte di Benítez. Comunque sia, Hamšík esce ed entra Gabbiadini, che occuperà la fascia alta sinistra mentre De Guzman si sposta in posizione di trequartista.

Sbuffi di fatica: sei reti in stagione pesano molto sulle spalle di un difensore.

Pochi minuti e Koulibaly, da centrocampo, effettua un grottesco passaggio all'indietro letteralmente regalando il primo calcio d'angolo al Torino. Il Napoli ne aveva battuti diversi sino ad allora senza un briciolo di idea, applicando sempre lo stesso schema di appoggio corto ad un compagno stazionante nei pressi della lunetta per poi tentare il cross. Il Torino invece è micidiale, grazie ad Albiol che si lascia sfuggire Glik che di testa insacca (ed è la sesta volta quest'anno, cifra quasi irragionevole per un difensore). Siamo al 68' e ci sarebbe tempo per recuperare; il Napoli ci prova, rendendosi pericoloso soprattutto con Gabbiadini, che colpisce anche un palo da tiro libero, lasciando più di qualcuno perplesso sul suo utilizzo parziale, essendo in piena forma e rientrando in molte delle azioni da rete del Napoli nelle ultime uscite, a differenza di Callejón che ha realizzato una sola rete nelle ultime 15 partite (che pure ne aveva fatte 8 nelle prime 10). Gli ingressi di Inler (molti errori) e di Zapata nel finale (rinunciando ad un difensore) non smuovono il risultato: ennesima sconfitta esterna per il Napoli contro una squadra alla sua portata.

Ciò che poi accade nel dopo partita è imbarazzante: Benítez è nervoso e si presenta, come da contratto, ai microfoni delle emittenti sportive ma non offre alcuna dichiarazione, lasciando ai commentatori il dubbio se la sua rabbia sia dovuta più ad un mancato rigore per fallo di mano o ad una mancata espulsione di Quagliarella per un intervento scomposto su Callejón, arrivando ad affermazioni fuori luogo con strascichi fino alla vigilia della delicata semifinale di Coppa Italia [vedi].

Visto il pari rimediato dalla Roma impegnata contro la Juventus, si tratta dell'ennesima occasione sprecata: la Roma allunga, seppur di poco, e si porta a +4, mentre dietro la Lazio (prossima avversaria per la Coppa Italia) si trova a 2 punti e la Fiorentina a 3. E domenica arriva l'Internazionale al San Paolo mentre le due inseguitrici si incroceranno all'Olimpico lunedì.

Pope