21 novembre 2012

Cronache da Futbolandia di oggi e di ieri

La Valutazione della Qualità dei Campionati (VQC) è ufficialmente affidata ai ranking Uefa, e non dipende principalmente da quella che si vede sul campo. La Serie A, sotto questo aspetto, è penalizzata anche da chi per professione la segue e la racconta; perché, nonostante le interessanti novità e la varietà del menu proposto dagli XI che vi partecipano, oggetto prevalente delle discussioni, filo conduttore di ogni sabato sera, domenica sera, lunedì sera (in tv e naturalmente sui social-network in tempo reale, e poi inerzialmente sulla carta stampata), è l'Errore Arbitrale. Ogni match (più o meno importante) ne conta e ne sconta in discreta quantità; ogni match (salvo eccezioni) ne è condizionato quanto all'esito finale. Durante le telecronache e i commenti post-partita (e nelle dirette delle antenne locali, seguite da vasto pubblico, che ama guardare chi guarda assaporandone le liti e intervenendo personalmente con telefonate, sms o via Twitter) l'Errore è immediatamente, causticamente, sonoramente segnalato.
Pierluigi Collina
Ne sortiscono battibecchi destinati ad infiammarsi ulteriormente all'Errore successivo (e nel ricordo del Grande, Sublime, Indimenticabile Errore di un mese prima, di un anno prima, di dieci anni prima). E' evidente, l'ho già detto e lo ripeto: gli arbitri italiani dell'ultima generazione sono mediocri, assai più di quanto non fossero quelli della generazione precedente. In più, hanno un loro speciale e atavico (unico in Europa)  modo di giudicare e intervenire, fischiare e non fischiare, correre e gesticolare. Alcuni, un tempo, erano anche bravi; alcuni dei fuoriclasse.


Era logico: dopo Football Manager,
Fifa, ProEvolution
Soccer, si è immaginato anche
 Football Referee
Tuttavia e naturalmente, al dibattito cui accennavo partecipano sempre due opposte fazioni, che nel nome dell'alternanza dialettica (e - ovvio - della convenienza di parte) attribuiscono all'Errore origini opposte, e ne improvvisano semplificate spiegazioni. O è broccaggine (senza che della broccaggine siano indagate le cause), o è complotto. La seconda ipotesi è quella preferita, di volta in volta, dai giornalisti-ultras dell'Inter e della Juventus; ci si aggrappa a rievocazioni storiche che, ovviamente, non risalgono oltre l'era delle schede telefoniche, delle intercettazioni, del rito moggiano: l'era di Calciopoli. I 'neutrali' di circostanza - in ciò poco credibili - rispondono alle tesi dei 'complottisti' di giornata aggiungendo che l'Errore della Giacchetta Nera è ben poca cosa, rispetto a quello sesquipedale del Centravanti Momentaneamente Imbrocchito, quello che ha collezionato centinaia di scalpi di portieri ma proprio ora, proprio ora che l'Errore arbitrale compromette il Risultato, proprio ora, a mezzo metro dalla linea di porta, ingobbito e scoordinato colpisce di volo spedendo la sfera sul terzo, sul quarto, sul quinto anello (per lui, in nome del glorioso passato, applausi comunque riconoscenti). Così come il Terzino Eternamente Inaffidabile, che in scivolata realizza il più sciagurato degli autogol. Lui certo, è un ronzino, e queste imprese non sorprendono (tutt'al più - dietrologicamente si insinua - avrà fatto scommettere su qualche 'over' che pareva ormai andare in fumo).

Giallo è il colore dell'al-
legria
Neppure vecchi o attempati cronisti riescono a cogliere la dimensione storica e tradizionale del fenomeno, sottraendosi all'inutile bagarre. In Italia il football è vissuto da sempre così; la sua natura campanilistica è sopravvissuta a ogni rivoluzione tecnologica e a ogni transizione politica e istituzionale: sono semplicemente mutate le forme dello scontro, e (per fortuna, e comunque non del tutto)  quelle di aggressione riservate ai giudici - nella dietrologia italica, un giudice non può mai essere davvero super partes (ma il linciaggio arbitrale è ormai e prevalentemente un esercizio mediatico). Occorrerebbe avere memoria più lunga, tanto più se si considera che nessuna partita è mai l'ultima. Nemmeno per il Chelsea, che in un decennio scarso e carattarizzato da Grandi e Clamorosissimi Errori arbitrali ha poi veleggiato (storia recente) col favore di Eupalla alzando finalmente l'agognatissima Coppa. Nemmeno per l'Inter, che dopo l'inabissamento juventino ha vinto e stravinto fruendo a sua volta di ripetuti Errori Abitrali. Nemmeno per la Juventus o per il Milan. E' una ruota che gira, e la geografia del potere (e dell'Errore Decisivo) varia senza soluzione di continuità, in Italia come in Europa.

***
Tutto ciò, tuttavia, mi invoglia a riproporre due gustose pagine di due grandi storici (gli unici, forse, grandi storici) del calcio italiano. Gianni Brera (ça va sans dire) e Antonio Ghirelli. Vi si racconta di episodi che risalgono, rispettivamente, al 1910 e al 1953. Nel 1910 la quasi neonata FC Internazionale di Milano vinse il suo primo campionato italiano, in uno spareggio contro la Pro Vercelli, fissato per il 24 aprile. Impegnati i "ruvidi" piemontesi in un torneo militare, la Federazione si rifiutò di spostare la data del match, comunque programmato a Vercelli. La Pro decise di schierare i ragazzi, e perse 10:3.

Gianni Brera, in un 'ritratto' di
Grazia Nidasio
Così Gioanncarlofubrera, partendo da quell'episodio. Era l'alba dei tempi; la nazionale italiana di calcio - per dire - non era ancora stata battezzata (lo sarà di lì a venti giorni).

"Cronache grondanti carità di patria trascurano di precisarci quanti carabinieri e quanti questurini sono intervenuti a salvare i malcapitati interisti, quel 10 marzo [ma recte 24 aprile] che decise dello scudetto 1910. L'esaltazione dei vercellesi fiammeggia in transferts tumultuosi. La faida è di popolo schietto. La tentacolare Codogno chiamata Milano ha lasciato ricordi sgradevoli ab antiquo. Per altri vent'anni, fino al 1930 et ultra, capiterà ai tifosi lombardi venuti in auto di trovarsi squarciate le gomme.
L'attuale giudice unico della pedata italiana, l'avvocato Barbé [n.b.: Brera scrive nel 1975] uomo di adamantino carattere, mi racconterà che il campo del suo Novara sorgeva presso la linea ferroviaria, e che infinite volte è accaduto di vedere il drappello degli ospiti fuggire verso la stazione seguendo i binari. L'arbitro, sicuramente, doveva trovarsi fra loro o, se osava riprendersi i vestiti, era assediato negli spogliatoi. Aveva dunque ragione quel maresciallo dei carabinieri che, atteso l'arbitro dopo l'intervallo, si oppose a che rientrasse 'in quanto lui e non altri era all'origine dei disordini passati e futuri!' Molte volte a torto viene messo in discussione l'humour dei carabinieri: in particolare, quel maresciallo aveva capito ogni cosa alla perfezione; se avesse impedito all'arbitro di commettere altre corbellerie, l'ordine pubblico sarebbe stato salvo, e ineccepibile il suo servizio".
[Da Storia critica del calcio italiano, p. 43]

Antonio Ghirelli
Brera, naturalmente, ricama su fatti e testimonianze, e rimescola gli ingredienti  in narrazioni dense di ironia e di inventiva. Assai diverso è lo stile di Ghirelli. La sua Storia del calcio in Italia, confrontata a quella breriana, può apparire dimessa, di lettura non ostica ma certamente meno stimolante (e appagante). Ed è in più pervasa da una vena moralistica che emerge puntuale, a conclusione del racconto di ogni stagione (il campionato, la nazionale, le 'trame politiche'), nell'evocazione di scandali e malefatte di varia natura.
In particolare, funesti furono per Ghirelli gli anni del dopoguerra; all'organizzazione fascista del football nazionale seguì il disordine e la competizione sporca (politica e sportiva), il caos seguito alle promesse di nuove regolamentazioni del sistema mai mantenute, gli orrori del 'calcio-mercato', la detestata stagione degli 'oriundi'. Ghirelli sembra sorridere una volta sola, di fronte al materiale che sta raccogliendo e restituendo al lettore; quando decide di raccontare dettagliatamente lo 'scandalo' che caratterizzò l'epilogo della stagione 1952-53: il "caso Catania". Campionato di serie B. Rileggiamo.

"a) Il Catania va a giocare, nelle ultime domeniche di campionato, una partita 'decisiva' a Padova. Direttore di gara, il torinese Liverani. A un certo punto l'arbitro nega un goal al Padova. Furibondo il pubblico prende a rumoreggiare, lancia qualche sasso sul campo, colpisce uno o due giocatori siciliani e mette fuori combattimento un guardialinee. L'arbitro sostituisce il suo collaboratore  e conduce in porto l'incontro, che vede vincitore il Padova.
b) Reclamo catanese. La Lega nazionale lo accoglie, sentenziando che il risultato si è determinato in condizioni irregolari e concedendo partita vinta ai siciliani. Essi vengono a classificarsi, per conseguenza, al secondo posto nel campionato di Serie B e devono disputare un incontro di qualificazione col Legnano, anch'esso secondo.
c) I dirigenti del Legnano riescono a convincere quelli del Padova  a presentare un contro-reclamo. La CAF (Commissione di appello federale) aderisce alla tesi patavina e omologa il risultato della partita sulla scorta del rapporto dell'arbitro. Il signor Liverani, pur descrivendo gli incidenti, ha infatti concluso che l'incontro ha avuto svolgimento regolare. Per conseguenza non si disputerà nessuno spareggio per la promozione in Serie A.
d) Tragedia a Catania. Il popolo scende in piazza mentre tutti i parlamentari siciliani, senza distinzione di fede e di ideologia politica, rivolgono un'interrogazione alla Camera sull'argomento. La stampa centro-meridionale rivolge fiere accuse alla Federazione e documenta che la delibera della CAF non fu del tutto regolare. Uno dei membri del collegio giudicante rivela di aver sbagliato voto per distrazione. Il presidente della CAF Pasquinelli si dimette.
e) Spaventato dalla rivolta dell'opinione pubblica, il Consiglio federale scioglie di autorità la Commissione d'appello e ne insedia un'altra affidandone la presidenza al giurista napoletano professor De Gennaro. La nuova CAF cancella la sentenza precedente e omologa quella della Lega, dando partita vinta al Catania.
f) Tragedia a Legnano. Comizi in piazza, proteste, minaccia di ritiro dal campionato. Ma questa volta la Federazione non può tornare indietro se non vuole affogare irrimediabilmente nel ridicolo. Lo spareggio si farà il 28 giugno.
g) 28 giugno: spareggio a Firenze. Il Legnano, che aveva mandato in ferie da un pezzo i suoi atleti, si presenta all'incontro con la squadra allenata molto approssimativamente. Viceversa il Catania non ha perduto un giorno solo ed è allenatissimo. Vince il Legnano per 4-1".
[Da Storia del calcio in Italia, pp. 223-224]

28 giugno 1953. Torcida etnea sugli spalti del Comunale di Firenze.
Per questi appassionati, sarà una giornata da dimenticare

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Mans